L'economia è l'uso razionale del danaro e di qualsiasi altro mezzo, che mira ad ottenere il massimo vantaggio con il minimo sacrificio.
I
problemi economici hanno attratto l'attenzione di filosofi antichi come Platone e Aristotele, scrittori romani come Plinio il Vecchio
e Catone, teologi come s. Tommaso d'Aquino e s. Berdardino da Sinea, che hanno condannato gli aumenti ingiustificati dei prezzi ed
i tassi usurai.
Nell'ultimo secolo hanno dominato la scena politica la teoria marxistica, caratterizzata dalla pianificazione e dalla
socializzazione dei mezzi di produzione, e quella di keynesiana, che ha creato una vera e propria rivoluzione in materia di moneta
e credito, di reddito sociale e risparmio, consumi e investimenti.
Ultimamente in Italia viene attuata una nuova teoria di tipo marxistico-keynesiana:
la
stato-privatistica, secondo la quale lo Stato, per far fronte ai suoi debiti, (s)vende i suoi beni a gruppi di privati, che vanno
ad operare in assenza di concorrenza.
Cosicchè quest'ultimi si trovano a trarre ingenti profitti da beni ottenuti a basso costo ma
realizzati nel passato a spese dei contribuenti.
Nell’attuale marasma generale della politica italiana, fatto di contrasti istituzionali, interessi personali, inchieste giudiziarie,
pressappochismo generalizzato e incompetenza diffusa, si tenta da più parti di far credere che per risanare il nostro paese ci vogliono
regole più snelle e moderne e mettere mano quindi alle riforme costituzionali, ma io ho il timore che se queste
dovessero essere veramente attuate si rafforzeranno i privilegi dei più forti a danno crescente dei più deboli e, mentre
i primi appariranno come i “virtuosi”, i secondi, i “non virtuosi”, saranno destinati a diventare la zavorra del paese.
Cosicché
continuerà a crescere il divario tra i ricchi e i poveri, tra chi vanta di star bene e chi sta male. (1)
Da questo punto di vista,
secondo un rapporto dell'OCSE del 2008, l'Italia ha già un brutto primato negativo. (2)
Ma
perché e da quando questo divario sta crescendo?
Sono dell'opinione che la causa principale della crescita di questo divario debba
essere attribuita alla scelta trasversale d’aver voluto privatizzare moltissimi enti pubblici, a partire dal 1992. (3)
La ragione addotta
a favore delle privatizzazioni fu quella di dover risanare il debito pubblico dello Stato, facendogli far cassa dalle vendite
ed azzerare gli sprechi della pubblica amministrazione, spesso causati dalla corruzione di funzionari e politici.
Mi piace qui far
notare innanzitutto che la gestione privatistica non è esente affatto dal malaffare e dalla corruzione, come lo dimostrano
le recentissime inchieste giudiziarie sulle tangenti di Trenitalia S.p.A., e poi come a livello macroeconomico gli sprechi delle amministrazioni,
pubbliche o private che siano, e la corruzione di alcuni funzionari, benché siano moralmente sempre da condannare, non possono essere
considerati responsabili del disastro economico, perché la moneta sprecata o rubata, se non viene tesorizzata, rientra ben presto
nel flusso circolare famiglie-imprese, ripristinando in breve tempo i livelli della produzione.
Invece l’accaparramento monetario,
lecito o illecito che sia, è sicuramente dannoso all'economia quando viene "tesorizzato", cioè quando, fuoriuscendo dal flusso
circolare famiglie-imprese, impoverisce le risorse produttive del paese.
E’ questo il caso della gestione privatistica dei servizi
pubblici, una volta dello Stato, come le FERROVIE, l'ENEL, le POSTE, le AUTOSTRADE, la TELECOM (che agiscono spesso in regime
monopolistico), perché gli enormi profitti di queste aziende escono fuori del normale ciclo produttivo dei beni e dei servizi,
nel senso che sono destinati per lo più ai "giochi" in Borsa Valori, cioè ai giochi di quell’animatissimo luogo che, benché fosse deputato
a mettere in contatto le aziende in cerca di risorse ed investitori per produrre ricchezza, non manca di distruggerla. Cosicché,
accorciato il lenzuolo della moneta circolante e ridotti i consumi, la produzione diminuisce, la disoccupazione aumenta e peggiorano
le condizioni di lavoro, come sta accadendo a Pomigliano con la FIAT. (4)
Per giunta i nuovi proprietari delle ex aziende pubbliche
possono riprestare il loro denaro allo Stato sotto forma di acquisti di BOT, BTP, CTZ e CCT, contribuendo così, paradossalmente, a
fare aumentare il debito pubblico, anziché farlo diminuire.
Ma che accadde nel lontano 1992?
Con l'avvio dell'operazione Mani
Pulite e quindi con l'intento di dover moralizzare lo Stato, ormai con un'opinione pubblica cotta a puntino, si diede l'avvio
alla (s)vendita di molti beni e servizi pubblici realizzati in decenni con i soldi dei contribuenti. (5)
In quell’anno
ci fu anche un incontro tra “potenti” il 2 giugno 1992 sul panfilo Britannia al largo di Civitavecchia, dove, a detta di
non pochi, si fissarono le basi per attuare le privatizzazioni delle aziende dello Stato italiano. (6)
Di lì a poco, e precisamente
l’11 luglio, il neoeletto presidente del Consiglio, Giuliano Amato, trasformò in SpA le aziende di Stato IRI, ENI, INA ed
ENEL e mise in liquidazione l’Egam. (7)
Forse le inchieste di “Mani Pulite” e l'avvio delle privatizzazioni non ebbero la stessa
regia ma ritengo che gli autori di quest'ultime abbiano saputo cogliere il momento giusto per realizzarle proprio quando l'opinione
pubblica era ormai pronta ad accettarle quali risanatrici dello Stato, fatto passare come profondamente corrotto.
Realizzata un
po' di cassa, l'Italia fu salva per qualche tempo, ma, paradossalmente, dal 1992 il debito pubblico italiano non si
è mai arrestato, anzi da allora ha continuato a crescere. In compenso i molti privati che gestiscono quei servizi pubblici stanno
costruendo dei veri e propri tesori. (8)
Giusto per capirci, a titolo di esempio, Autostrade per l’Italia Spa, che fa riferimento alla
famiglia Benetton, nel 2008 ha fatturato utili per un ammontare di oltre 700 milioni euro. (9)
Per capirci ancora meglio, l’utile
netto dell’ENEL nel 2008 saliva a 5.293 milioni di euro. (10)
Per quanto riguarda le Ferrovie dello Stato S.p.A., l'azienda è
a totale partecipazione statale e detiene il controllo in buona parte al 100% di un'altra decina di S.p.A., tra cui
Trenitalia S.p.A. e Rete Ferroviaria Italiana, che a sua volta non manca di avere partecipazioni di alcuni miliardi
in altre società. (11)
Con il meccanismo delle scatole cinesi, poi, la GPI è riuscita a controllare Telecom con un
semplice 2% effettivo delle sue azioni. (12)
Ora, se la gestione di un servizio pubblico primario rende così tanto ai privati, mi domando, perché
mai non dovrebbe rendere altrettanto allo Stato, che potrebbe così ridurre la pressione fiscale a beneficio della produzione.
La
risposta sarebbe ovvia ma in pochi la danno. Se n’è accorto però il governo neozelandese, che, tra i primi ieri a privatizzare, si
dimostra oggi tra i primi, se non proprio il primo, a rinazionalizzare, benché costretto a far ricomprare al triplo allo Stato
ciò che un giorno era già suo. (13)
In compenso le tariffe sono aumentate e i servizi sono talvolta peggiorati. Vent’anni
fa, per esempio, era inimmaginabile che un treno di lunga percorrenza avesse le ritirate chiuse o guaste. Oggi, invece accade,
purtroppo, normalmente.
Che dire poi quando lo Stato sostiene questi privati anche finanziariamente, caso mai con contratti
di servizi, senza nemmeno pretendere in cambio che siano assicurati quelli essenziali ai ceti più sfortunati, giustificando,
per esempio, il taglio dei "rami secchi" nelle ferrovie, la chiusura dei poliambulatori perché "non più funzionali" e la stretta dei
rubinetti agli enti locali "poco virtuosi".
Ma purtroppo ed inspiegabilmente si persevera nel tentativo di far credere che per risanare
il bilancio dello Stato si debba continuare ad insistere con le privatizzazioni, com’è successo con l'ALITALIA e come hanno
tentato di fare ultimamente anche con la Protezione Civile! (14)
Cosicché, ristretti i mercati interni, aumentati i prezzi,
ridotti i consumi, accresciuta la domanda di lavoro, diminuito il costo della mano d'opera e vacillante la salute della moneta
europea, incominciano a fare sogni inquietanti anche quei ceti medi che vivendo chiusi nel proprio guscio, s’illudevano fino a ieri,
benché avvisati, di poter fare una vita comoda e spensierata.
Riferimenti
(1) http://www.criticamente.it/news/43-denunce/4309-in-italia-sempre-piu-forte-il-divario-fra-ricchi-e-
poveri
(2) http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/economia/200810articoli/37521girata.asp
http://miaeconomia.leonardo.it/economia/soldi_e_famiglia/news/divario_tra_ricchi_e_poveri_99251
(3) http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=6821
(4)http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=6821
http://www.ilsole24ore.com/art/economia/2010-06-16/testo-accordo-fiat-pomigliano-
130900.shtml?uuid=AYhDg4yB
(5) vedi filmato nella banda laterale di destra
(6) http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=2008
http://mercatoliberotestimonianze.blogspot.com/2008/09/svendita-italia-labc-panfilo-britannia.html
http://www.disinformazione.it/stirpedraghi.htm
http://cafenero.ilcannocchiale.it/2009/06/17/e_tangentopoli_fu_che_cosa_acc.html
http://www.youtube.com/watch?v=cPokrBR_ApY&feature=player_embedded
(7) http://www.ripensaremarx.it/TUTTI%20GLI%20ARTICOLI/SVENDITA%20ITALIA.pdf
(8) http://it.wikipedia.org/wiki/Debito_pubblico
(9) http://it.wikipedia.org/wiki/Autostrade_per_l%27Italia
(10) http://it.wikipedia.org/wiki/Enel
(11)http://it.wikipedia.org/wiki/Rete_Ferroviaria_Italiana
(12) http://it.wikipedia.org/wiki/Scatole_cinesi_%28finanza%29
(13) http://azioneindipendente.blogspot.com/
(14) http://www.fpcgil.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/12563